Fondazione Rome Technopole

Rome Technopole: l’infrastruttura di ricerca che cambia il volto dell’innovazione nel Lazio

27 Gennaio 2026

Dall’articolo pubblicato su la Repubblica – 26 gennaio 2026

La ricerca scientifica italiana presenta una caratteristica peculiare: esprime eccellenze riconosciute a livello internazionale e dispone di un patrimonio di competenze e infrastrutture di grande valore. La sfida è rendere questo potenziale sempre più integrato e capace di contribuire in modo continuativo all’innovazione e allo sviluppo. Accanto al tema delle risorse, assumono quindi importanza il rafforzamento delle connessioni tra le diverse realtà di ricerca, una maggiore visibilità delle competenze disponibili e un accesso più ampio alle infrastrutture avanzate, anche oltre i singoli contesti accademici.

È da questa consapevolezza che nasce l’infrastruttura di ricerca del Rome Technopole, un progetto che prova a rovesciare l’approccio tradizionale. La scelta di fondo è chiara: non costruire un nuovo centro, ma mettere in rete ciò che è già presente nel territorio. Laboratori, strumentazioni e competenze vengono organizzati in una struttura distribuita, pensata per rendere la ricerca più aperta, interconnessa e capace di dialogare con il mondo produttivo e con il territorio. In un Paese dove la collaborazione tra università, enti di ricerca e imprese è spesso episodica, il Rome Technopole tenta di trasformarla in metodo.

L’infrastruttura è sviluppata nell’ambito dello Spoke 6 del progetto Rome Technopole, coordinato da Sapienza Università di Roma, e si fonda su un elemento chiave: una piattaforma digitale che rende visibile e accessibile l’offerta di ricerca. Attraverso questo strumento è possibile orientarsi tra laboratori, servizi, competenze e modalità di utilizzo, superando una delle principali criticità del sistema della ricerca italiano, spesso percepito come opaco e difficile da decifrare per chi ne è esterno.

Al centro dell’iniziativa vi è una ridefinizione del ruolo dei laboratori. Non più spazi chiusi, riservati a singoli gruppi di ricerca, ma risorse condivise all’interno di una rete. I laboratori aderenti all’infrastruttura diventano luoghi in cui ricercatori, imprese e altri attori possono incontrarsi per sviluppare, testare e validare nuove soluzioni tecnologiche. Un modello che si rivela particolarmente adatto ad affrontare sfide complesse come la transizione energetica, l’intelligenza artificiale, la sicurezza informatica, i nuovi materiali e le tecnologie per la salute, ambiti in cui nessuna competenza, da sola, è sufficiente.

Il nucleo tecnologico più avanzato dell’infrastruttura è IR2-Tech, una rete di 95 laboratori messi in collegamento attraverso 39 hub delle principali realtà di ricerca ed universitarie del territorio regionale: Sapienza Università di Roma, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Università degli Studi di Roma Tre, Università degli Studi della Tuscia, Università Campus Bio-Medico di Roma, Consiglio Nazionale delle Ricerche, ENEA, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e Istituto Superiore di Sanità. Per ciascun laboratorio, la piattaforma fornisce informazioni dettagliate sulle attività svolte, sulle strumentazioni disponibili e sui team scientifici. L’accesso è modulabile e trasparente, con diverse formule di utilizzo e un tariffario pubblico che consente a imprese e ricercatori di valutare concretamente opportunità e costi.

Insieme ai laboratori di ricerca avanzata, gli Open Lab riuniscono comunità di esperti suddivise in dodici macro-settori tematici. Il loro compito è facilitare l’incontro tra domanda e offerta di ricerca, svolgendo una funzione di orientamento soprattutto per quei soggetti che non possiedono una conoscenza approfondita del sistema scientifico. I 77 gruppi di ricerca che compongono gli Open Lab contribuiscono così a rendere l’infrastruttura più accessibile e a ridurre le asimmetrie informative che spesso frenano la collaborazione.

Un ulteriore livello è costituito dai Joint Lab, laboratori pensati per la realizzazione di progetti di ricerca condivisi tra più partner. In molti casi riuniscono università, enti di ricerca e imprese, creando le condizioni per un trasferimento tecnologico più diretto e continuativo. I 20 Joint Lab attivi testimoniano la volontà di superare la logica delle collaborazioni occasionali, puntando su relazioni stabili e su una progettualità condivisa nel tempo.

L’infrastruttura del Rome Technopole investe anche sulla formazione avanzata, attraverso le Advanced Technology Schools. Queste iniziative, rivolte in particolare ai giovani ricercatori, puntano a rafforzare le competenze operative sull’uso di strumentazioni e tecnologie complesse, con un approccio esperienziale che integra ricerca e formazione.

Nel suo insieme, il Rome Technopole si propone come un esperimento di politica della ricerca che guarda alla cooperazione come leva strategica. Per le imprese rappresenta un’opportunità di accesso a competenze e tecnologie avanzate senza investimenti proibitivi. Per il mondo accademico, un contesto più coordinato e competitivo. Ma soprattutto, contribuisce a promuovere un’idea di ricerca come infrastruttura condivisa, capace di generare valore pubblico e di incidere sullo sviluppo del Paese.


Visita il portale dedicato per accedere ai laboratori della rete, agli incubatori, ai joint labs e agli Open Labs dell’ecosistema di innovazione Rome Technopole.

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